La modifica della geografia giudiziaria.

Sulla base di una delega legislativa conferita dal Parlamento nel settembre del 2011, il governo in carica sta approntando una radicale ridefinizione delle circoscrizioni giudiziarie del Paese. Sono allo studio i relativi provvedimenti, che prevedono la soppressione, e il conseguente accorpamento dei territori, di 37 tribunali ordinari (aventi sede in comuni non capoluoghi di provincia), di 160 sezioni distaccate di tribunale su 220 e di circa 670 (su 846) uffici del giudice di pace. Sarebbe davvero una rivoluzione epocale (il condizionale è d’obbligo, considerato che non mancheranno certo notevoli resistenze, sia locali che in àmbito nazionale): la geografia giudiziaria, nel suo complesso, risale addirittura all’unità d’Italia e rispecchia una situazione socio-economica, come è ovvio, non più aderente alla realtà. Dopo gli innumerevoli fallimenti degli ultimi cinquant’anni, si impone certamente la necessità di una razionalizzazione degli uffici e di un migliore impiego delle risorse disponibili (umane e finanziarie) per garantire ai cittadini un più efficiente e tempestivo “servizio giustizia”.

Ciò detto però, non si deve dimenticare il valore e l’importanza (non solo simbolica) della giustizia “di prossimità”. In vaste aree del territorio nazionale, soprattutto nel meridione, l’ufficio giudiziario sia pur periferico (insieme con la piccola caserma dei carabinieri) rappresenta l’ultimo, e unico, segno tangibile della presenza dello Stato; in ogni caso, il solo controllo di legalità, spesso il confine prima dello strapotere assoluto della criminilità organizzata. Va bene riorganizzare in prospettiva di una maggiore efficacia, ma sarebbe sbagliato (e anche molto pericoloso) privare alcune comunità del loro giudice realmente “naturale”. Per di più, con un previsto risparmio di spesa davvero irrisorio. Secondo i calcoli del governo, dall’accorpamento degli uffici del giudice di pace deriverebbe una minore spesa a regime di circa 28 milioni di euro l’anno, a cui si potrebbero aggiungere (forse con eccessivo ottimismo) altri 50/60 milioni derivanti dalla soppressione dei tribunali e delle sezioni distaccate. Davvero un’inezia, se paragonata soltanto alle somme impiegate per auto di servizio negli enti pubblici, o ai rimborsi elettorali lautamente elargiti ai partiti politici (circa 2 miliardi e mezzo di euro dal 1994 a oggi) e per 4/5 eccedenti le spese effettivamente sostenute e, comunque, ai tanti inutili sprechi della macchina amministrativa.


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