Il signore d’altri tempi che abita al Quirinale

Per la Costituzione della Repubblica italiana: “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune; può essere eletto …….. ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici; è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale; promulga le leggi ed emana i decreti aventi forza di legge e i regolamenti; ha il comando delle Forze Armate; presiede il Consiglio supremo di difesa; presiede il Consiglio superiore della magistratura; nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

L’Italia repubblicana ha avuto degli ottimi presidenti, e qualcuno in verità mediocre. L’attuale inquilino del Quirinale può tranquillamente essere annoverato fra i primi. Come tutti gli esponenti politici, anch’egli ha avuto naturalmente una storia personale “di parte”, quale militante in un grande partito della sinistra storica e parlamentare di lungo corso. Ma ha pure ricoperto importanti cariche istituzionali e di governo, nelle quali ha dato il meglio di sé per alto senso dello Stato e scrupolosa osservanza dei doveri connessi alla funzione svolta. Ancor di più, da quando è il capo dello Stato: attento alla forma, ma anche alla sostanza delle cose; autorevole rappresentante dei cittadini, ai quali, tutti, presta il dovuto ascolto; custode e garante
dei valori comuni e condivisi espressi dalla Costituzione; difensore delle prerogative degli organi costituzionali, in ossequio all’osservanza del principio democratico dei limiti e del corretto equilibrio tra i poteri dello Stato; rispettoso della sovranità popolare espressa dal Parlamento, ma da esercitare nelle forme e nei limiti della legge fondamentale; etica pubblica e comportamenti privati in piena e totale sintonia. Un vecchio signore dei tempi andati, il primo cittadino della Repubblica, esempio civico per le nuove generazioni. E’ stato bello per i cittadini di questo Paese vederlo, ieri, a Torino, nella seconda giornata di festeggiamenti per il 150° dell’unità d’Italia, sinceramente e irrefrenabilmente commosso nel ricordare a tutti l’attaccamento alla cosa pubblica e i doveri a cui sono tenuti i rappresentanti delle istituzioni.

Le stesse considerazioni, ahinoi, non possono essere fatte per buona parte dei politici italiani, di qualsiasi appartenenza; nemmeno di alcuni fra quelli che attualmente esercitano importanti funzioni pubbliche ai vertici dello Stato. E’ questa la ragione vera e profonda per cui qualcuno di essi, che pur nutre tale aspirazione, sembra del tutto inappropriato per assurgere alla più alta Magistratura della Repubblica.


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