Per progredire

La nozione di democrazia sembra di facile e immediata comprensione. Per i più significa governo del popolo, con le sue ovvie implicazioni: si vota, la maggioranza vince e impone le proprie idee, la minoranza deve sottostare e adeguarsi, nella speranza che la prossima volta vada meglio. Un sistema semplice, intuitivo, con poche ed efficaci regole. In realtà, le cose non stanno esattamente così; o, almeno, non bastano solo tali concetti elementari. Contrariamente a quanto ritenuto da molti, in democrazia non si parte dal voto, ma a esso si arriva.

In primo luogo la democrazia, per essere veramente tale, presuppone  (nel senso che devono preesistere, quanto meno coesistere)  dei cittadini: persone che, liberamente e consapevolmente, possano determinare le scelte di politica generale della società in piena autonomia e con cognizione di causa. Libertà e consapevolezza sono requisiti indispensabili per affermarsi cittadino: chi non è, o non si sente libero, non può dichiarare le proprie idee e confrontarsi con gli altri in piena dignità; chi non è informato non può fare una scelta oculata. Non sono delle banalità. Siamo (o sembriamo) tutti formalmente liberi; siamo (o sembriamo) tutti capaci di decidere. C’è però da chiedersi seriamente: è veramente libero il giovane disoccupato? E’ veramente libera una persona che si ritrova, magari a una certa età, con una famiglia da mantenere e un lavoro precario? E’ davvero libera una persona che, per ottenere ciò che è un suo diritto, è costretta a farsi raccomandare da qualcuno più influente? E ancora: può dirsi libero e capace di scegliere il cittadino medio di fronte a un grande quesito di strategia energetica nazionale?

In democrazia, tutti i cittadini hanno pari dignità e possono  (anzi, devono) concorrere, in condizioni di eguaglianza, alla determinazione della politica nazionale. Tutti devono avere la concreta possibilità di affermare le proprie convinzioni, nel quadro di valori comuni e condivisi, e con il pieno e totale rispetto delle convinzioni altrui. All’interno di quei valori e con il rispetto per l’altro, tutte le opinioni possono essere sostenute. Di tal ché nessuno, a priori, può essere escluso dall’amministrazione della cosa pubblica; nessuno, a priori, può essere escluso dalla possibilità di determinare le scelte significative della collettività. A condizione ovviamente che tutti, non solo e non tanto dal punto di vista strettamente formale, siano elevati alla condizione di eguaglianza sostanziale con tutti gli altri. Eguaglianza sostanziale che non significa livellamento della società, ma garanzia di eguali condizioni di partenza per tutti, a parità di merito e con eventuali lacune dei singoli colmate dalla (e nell’interesse stesso della) società.

Un sistema democratico deve consentire  (anzi, forse, deve anche favorire)  l’alternanza delle diverse, e opposte, forze politiche al governo della cosa pubblica. Alternanza anch’essa sostanziale, non solo formale: concreta possibilità del governo della società, all’interno di un ben determinato quadro istituzionale di riferimento, nell’interesse della collettività.

In democrazia non esistono persone insostituibili. Certo, ci sono soggetti più o meno capaci e competenti; ma, ciò che conta veramente è che il sistema possa funzionare bene, anche a prescindere dall’attuale manovratore. Inoltre, non esiste, non può esistere, una “classe politica”, cioè un insieme di persone che si occupano stabilmente della cosa pubblica. Qualunque cittadino deve essere in grado di attendere al funzionamento dell’apparato pubblico e deve, pertanto, ritenersi solo  “prestato”  alla politica per un tempo definito, trascorso il quale, ritorna alle proprie personali occupazioni e lascia ad altri cittadini il compito di amministrare e gestire nell’interesse di tutti.

La democrazia non tollera, per definizione, i poteri assoluti. Nessun rappresentante della cosa pubblica, neanche se ottenuto il massimo consenso popolare, può ritenersi libero da controlli e da contrappesi; né, ancor meno, sottratto all’osservanza delle regole fondamentali della società. L’osservanza delle regole, i controlli autonomi e indipendenti e l’equilibrio fra i pubblici poteri rappresentano l’essenza stessa di una società democratica.

Infine, democrazia non vuol dire dittatura della maggioranza; anzi, il suo reale significato va proprio in senso opposto. Un sistema è democratico allorquando appresta una adeguata tutela della minoranza, di tutte le minoranze e, in genere, di chiunque non si identifichi appieno nelle scelte dominanti. Un sistema che riconosca e garantisca i diritti di tutti i cittadini, i diritti dei singoli, anche e soprattutto nei confronti della società nel suo complesso,  oltre che verso ognuno dei consociati.

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